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Piano City Milano 3 – Milano Food Week 0

ARTICOLO pubblicato il 19 maggio 2014 su Ristorazione & Catering

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Dura ammetterlo, ma in queste ultimi giorni, per usare un termine attuale, ma soprattutto, significativo, la musica ha asfaltato il cibo.
Non abbiamo ancora metabolizzato l’inciampo dell’ultima edizione di Taste che ci dobbiamo confrontare con un paragone impietoso tra il successo clamoroso di una manifestazione culturale di alto livello e un risultato, che definire scarso è eufemistico, di un evento che da la sensazione di produrre tanta comunicazione, ma poca sostanza. Stiamo parlando di Piano City Milano e di Milano Food Week.
La sovrapposizione delle due manifestazioni ci costringe ad un supplemento di riflessione, perché tra venerdì 16 e domenica 18, cercando di rincorrere il maggior numero di eventi di entrambe, non si poteva non notare come Piano City subisse un vero e proprio assalto di un pubblico numeroso, composto, attento, affamato di cultura, mentre Milano Food Week registrasse, negli eventi diffusi la partecipazione di persone inferiori al già esiguo numero di sedie messe a disposizione, spesso affamato e basta. Con sintesi calcistica 3 a 0.
Inutile girarci intorno, la sentenza è di facile emissione: la gente, potendo scegliere, ha preferito Piano City. Nulla di male, ma un nuovo segnale preoccupante di una tendenza al ribasso che sta, anche troppo rapidamente, colpendo il nostro settore. Ribasso che definiremmo tale sia per la standardizzazione che spesso è una via comoda, ma che non è sempre salutare, sia, coniando un neologismo, per il “troppismo” che contraddistingue alcune iniziative che riguardano il mondo del cibo. Così succede che, per finalità che poco hanno a che fare con la proposta con le regole basilari del marketing, si finisce per lavorare sulla quantità, pensando che la massa critica sia la risposta giusta alle esigenze del mercato.

Così si riempie la città di iniziative di varia natura, commettendo una leggerezza, pensando più ad un utente che oggi viene compreso nella definizione ‘foodie’ che ad un utente più popolare, finendo per non essere interessanti per il grande pubblico e per raggiungere, invece, un pubblico di poche decine di persone, che, però, magari twittano e così si pensa che il successo sia assicurato e che lo sponsor sia soddisfatto. Mi spiace dirlo, ma così non si va da nessuna parte e l’impietoso confronto con le adunate di centinaia di persone normali che hanno affollato gli eventi di Piano City è lì a dimostrarlo.
Bisogna cambiare rotta per intercettar un pubblico diffuso, ma bisogna pensare alla qualità, non alla quantità ed esprimiamo questo concetto ancor più allarmati da una dichiarazione lanciata in apertura della Milano Food Week, quasi una “minaccia”: “nel 2015 la MFW durerà sei mesi“.
Ecco il troppismo che #InOtticaExpo fa perder di lucidità e, ancora prima di rendersi conto che, in questi giorni, gli eventi del fitto calendario riuniscano poco più di un “gruppo d’acquisto tupperware”, fa esagerare.
Ribadiamo, dunque, l’allarme già lanciato da queste pagine, facciamo attenzione a non eccedere, non è esponendo bandierine a tutti gli angoli, non è radunando una dozzina di persone armate di reflex, non è mettendo ai fornelli chiunque, non è aggiungendo la parolina magica Expo2015, insomma, non è occhieggiando ad una moda che si ottiene il favore del pubblico, vero, vasto, utile.
La strada della speculazione non serve a nessuno, anzi, allontana la gente che si sente esclusa da un mondo che appare per pochi, per adepti.

Penso anche che, se si continua così, il Comune di Milano, prima o poi, decida di porre un limite al proliferare di manifestazioni che, con la scusa dell’incombente esposizione universale, stanno saturando l’offerta di tutto ciò che ruota intorno all’alimentazione, non permettendo al pubblico una reale distinzione tra ciò che è buono e ciò che non lo è.
Fermiamoci prima che sia tardi, valutiamo con attenzione ciò che anche in questo settore può allargare la base d’ascolto. Piano City Milano dimostra che se si offre cultura il pubblico risponde e la stessa cresce, se continuiamo a ragionare secondo il metro di Maria De Filippi, propinando una proposta culturalmente mediocre, il nostro settore non crescerà.

Aldo Palaoro