Archivio mensile:dicembre 2015

Michelin 2016: una “guida” che può portare fuori strada

Je suis scabin 02

Pensavo di non occuparmene, anzi no, stavo meditando un articolo sulle comiche alle quali si assiste ogni anno nelle ore in cui si svelano i nomi della nuova edizione della Guida Michelin. Il divertimento sta nell’osservare la patetica frenesia con la quale si fa a gara non ad informare in presa diretta, ma a pubblicare qualsiasi cosa pur di affermare “ehi, ci sono anch’io”. Su questo tornerò, forse, un’altra volta, anche su come l’ufficio stampa della Guida Rossa abbia scarsa dimestichezza con l’ambiente mediatico della ristorazione, con inviti sparsi un po’ a caso, spesso a pensionati che non scrivono da un pezzo o a parvenus che scrivono anche troppo.

Oggi, però, trascorse più di 36 ore dalla presentazione, ore passate in attesa di un paio di righe di scuse che non sembrano ancora pervenute, mi sento in dovere, per il rispetto che provo per una persona che non c’è più di sottolineare un paio di comportamenti, uno irrispettoso ed uno irriverente.

Il primo è un errore della Guida Michelin (scoperto da Paolo Marchi); ne fa ogni anno, penserete, è vero, ma stavolta è più grave, perché se, in altri casi, si esponeva al pubblico ludibrio, alla scanzonata pernacchia sui social, questa volta abbiamo a che fare con un morto, un giovane cuoco, Mattias Peri, scomparso lo scorso agosto e, nonostante il suo ristorante sia chiuso da allora, resta insignito di una stella Michelin anche sulla nuova edizione 2016…e non alla memoria.

Inutile commentare, spero che l’ispettore ed il suo direttore si sentano in colpa per un po’ e, visto che ancora non mi pare lo abbiano fatto, chiedano semplicemente scusa alla famiglia.

Del secondo caso, in un altro momento non avrei trattato, ma la coincidenza con l’increscioso fatto di Peri me lo ha posto in evidenza con forza.

Bob Noto, autore riconosciuto ed apprezzato per immagini belle, evocative e spesso spiritose, ha voluto scherzare sulla retrocessione, peraltro discutibile, ma legittima, di Davide Scabin, da 2 ad 1 stella Michelin; lo ha fatto con un moto goliardico di protesta, pubblicando la frase “Je Suis Scabin” sulla propria bacheca di Facebook.

Mi domando, tra l’altro, se non fosse stata tolta questa stella se avremmo notato la presentazione della guida rossa, salutando con favore la grande attenzione data ad un folto gruppo di giovani cuochi italiani da Michael Ellis e collaboratori.

In ogni caso, un atto innocuo quello di Bob Noto, che forse sarebbe scappato anche a me, un modo divertente e dissacrante, proprio per non prendersi troppo sul serio, peraltro piaciuto anche all’interessato, ma, forse, mi vien da dire, a freddo, evitabile, in quanto un po’ troppo irriverente. Lo penso, perché con la morte è meglio non scherzare e, purtroppo, il cortocircuito della morte di Mattias Peri ignorata dalla Guida, redatta da Lovrinovich, e della morte assurta a simbolo mondiale dei redattori di Charlie Hebdo, ha reso lo scherzo un po’ amaro.

Insomma, forse, alla Michelin, le gomme invernali non le hanno ancora montate e questa volta si è andati tutti un po’ fuori strada.

Aldo Palaoro

Insegne d’annata

Ponti 1881

il vero titolo di questo articolo sarebbe “Lo strano caso dei ristoranti nuovi con la data vecchia”, perché da qualche tempo un nuovo fenomeno affligge questo nostro buffo settore.

Già dovremmo preoccuparci del numero esagerato di aperture di ristoranti che spuntano da ogni dove e, in particolare, si insediano nel centro di Milano in posizioni strategiche e molto costose. Ci si domanda come sia possibile, immaginando che i flussi di denaro per tutto questo dinamismo non siano così trasparenti, ma questa è un’altra storia di cui si è occupato il buon Visintin e di cui, purtroppo, temo se ne occuperanno ancora le cronache anche quelle nere.

Il punto di oggi è sul comportamento sgradevole e truffaldino che alcuni imprenditori applicano nella comunicazione della propria attività.

Capita sempre più spesso di notare, compresa nella grafica dell’insegna, una data.

Nulla di male, se questa data sia riferibile, effettivamente alla fondazione del locale, già un po’ meno corretto, però, quando capita che l’azienda moltiplichi i propri punti vendita e applichi a ciascuno la stessa data di nascita, riferendosi, in questo caso, più alla nascita dell’idea che dell’esercizio.

Un paio di esempi milanesi: il Bar Crocetta di Porta Romana, venduto a nuova proprietà (e qui ci sarebbe già da disquisire sulla validità della data originale, dal momento che non c’è un passaggio famigliare ereditario, ma è opinabile), ma che aggiunge locali in altri luoghi. Uno tra questi, peraltro, è al posto dello storico “Resentin”, dove la scelta di sfruttare l’insegna “Crocetta” prevale curiosamente sull’insegna storica di via Ponte Vetero.

Stessa idea, ma qui, almeno, la famiglia c’è ancora, per Spontini, pizza al taglio, insegna nata nel 1953 nell’omonima via e, recentemente, in via di rapida, molto rapida, moltiplicazione.

Ciò che proprio non capisco e biasimo è, invece, chi inserisce una data, pescandola chissà dove, senza alcun fondamento storico, solo per darsi un tono, per dire al cliente di passaggio “ehi, noi siamo qui dal 1700… vorrà dire qualcosa, tradizione, esperienza, continuità…” insomma, metteteci voi quello che credete una data lontana nel tempo dia più autorevolezza.

Pensate a quel cliente che passa per caso, ad uno straniero che sa che gli italiani hanno tutti una grande storia alle spalle, anche culinaria, come si farà attirare da quella data e cadrà nel tranello. Per carità, non sto giudicando la cucina, il servizio, le persone che vi lavorano, ma sto criticando con forza la “captatio benevolentiae” basata su di una truffa.

Un esempio curioso? Un nuovo locale aperto da qualche giorno in pieno centro, nel blocco ove c’è la Banca Cesare Ponti dove, nelle vetrine che proseguono sul retro, verso la Galleria Vittorio Emanuele, ha aperto un ristorante-pizzeria che si chiama, guarda caso, “Da Ponti 1881”. Come se il fu banchiere Ponti avesse, in quell’anno, avviato, con l’istituto di credito, anche un’attività di somministrazione, oggi proseguita con onore dai suoi eredi. Sarà vero?

Aldo Palaoro