Archivio mensile:gennaio 2016

Uso e abuso del Social Network

Mercato Metropolitano 01 Mercato Metropolitano 02

Quando la scorsa primavera a Milano apriva i battenti il Mercato Metropolitano, fui anch’io tra coloro che salutarono con favore la novità.

Un luogo recuperato, una formula azzeccata, un successo che fece tremare i polsi anche a quello di Expo corsi ai ripari con il biglietto da 5 euro per attirare la movida serale che, in quello scorcio d’inizio stagione, vedeva numeri da capogiro in zona Navigli e nessuno dalle parti di Rho.

A fine ottobre, però, nel rispetto della data a loro concessa, quelli di Mercato Metropolitano hanno lasciato il campo ad un altro gestore e, dopo un paio di mesi, certi di ripetere il successo meneghino, hanno aperto a Torino, negli spazi dismessi della stazione di Porta Susa.

Fin qui tutto bene, bravi.

Ma… c’è un ma che mi ha lasciato perplesso.

Perché tenere la stessa pagina Facebook? Certo, in fondo, se il progetto è di girovagare per l’Italia, recuperando spazi dismessi, trasformandoli in attività di successo, il brand è importante che sia consolidato, rimarcato ad ogni occasione; tuttavia, al momento, una cosa stona, infatti, non solo le migliaia di fans della pagina sono probabilmente tutti milanesi, ma così i commenti che, parlano, per logica, di ciò che è successo a Milano. Anche qui, si può pensare, nel solco del progetto, si vogliono mantenere i commenti, perlopiù positivi, per comunicare ai nuovi possibili avventori la bontà dell’operazione. Solo un particolare fa cadere, ai miei occhi, il valore della comunicazione social e lo si vede in diversi post pubblicati in questi giorni, la localizzazione è sempre Milano…”venite a trovarci, siamo qui ad aspettarvi”, ma, in realtà, chi pubblica, il web social manager, lo sta facendo da Milano.

Per non far figure da polli basta togliere la geolocalizzazione, non è difficile.

Ricordo un caso simile per Academia Barilla che commentava “in diretta” eventi di Parma da un comodo chalet di Macugnaga.

Ebbene, oggi, questi errori veniali non son più ammessi.

 

Aldo Palaoro