Archivio mensile:settembre 2016

Flop Chef? La cucina in TV

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Non me ne vogliano giudici e concorrenti dell’ennesima trasmissione televisiva (Top Chef ndr), ultima in ordine di tempo, che ha come protagonisti cuochi già affermati nella propria professione.

Mi son permesso di giocare con le parole, non tanto per sottolineare l’apparente, ma siamo ancora alle prime battute di questo spettacolo, calo di attenzione, in particolare sui Social Network, rispetto al tipo di intrattenimento, quanto per metter in guardia tutti noi, addetti ai lavori del mondo della ristorazione, su alcuni indicatori che segnalano un’inversione di tendenza e suggeriscono che, forse, la bolla televisiva stia per finire.

A voler esser più corretti, quella che probabilmente sta per passare è la sbornia collettiva nella quale molti sono incappati in questi ultimi anni.

Guardando il fenomeno con un certo distacco si possono evidenziare alcuni fattori: fino a pochissimi anni fa, la cucina in TV aveva avuto poco spazio, molti ricordano con nostalgia i programmi con Veronelli, con la partecipazione di Ave Ninchi, i più ferrati e dotti sull’argomento fanno bella figura citando Mario Soldati con la trasmissione “alla ricerca dei cibi genuini, viaggio nella valle del Po”. Negli anni seguenti hanno cominciato ad affacciarsi nuovi modelli, basati sulla competizione, prima in veste di quiz, poi di gara culinaria (citiamo a titolo di esempio “Il pranzo è servito” e l’inossidabile “Prova del cuoco”), ma la svolta è avvenuta con l’arrivo di Format stranieri, in particolare con l’avvento di “Masterchef”, nella forma del reality tanto cara ai telespettatori che vogliono “vedere scorrere il sangue” in TV per appassionarsi.

Un inciso, per comprendere la psicologia di pubblico e produttori TV, andate a vedervi un illuminante video di Peter Gabriel, regia di Sean Penn, sul tema “reality” (The Barry Williams Show).

Visto? Ecco, oggi anche la cucina in TV vuole “emozioni forti”, il pubblico, da una parte vuole immedesimarsi nello sfigato che ce la fa (ecco uno dei motivi della scarsa attenzione per Top Chef che avendo dei già professionisti tra i concorrenti, scuote poco il telespettatore), dall’altra gode nel vedere la sofferenza, l’umiliazione (anche qui mi vien in mente una citazione colta, “l’esperimento di Milgram”).

Nel frattempo non c’è canale che, a tutte le ore, non abbia il suo bravo programma di cucina, di molti dei quali se ne farebbe sinceramente a meno.

Un altro fattore da osservare è il successo di alcuni personaggi che ha creato in tanti colleghi cuochi l’ansia da emulazione o, peggio, l’ambizione di essere al loro posto, al punto da perdere di vista il senso delle proporzioni e fare di tutto per “arrivare in TV”.

Spiace disilluderli, ma i veri personaggi, quelli che bucano il video sono pochi e riescono non tanto perché bravi cuochi, ma perché bravi attori, alcuni per talento naturale, vedi Antonino Cannavacciuolo che piace proprio perché è come appare, altri perché provenienti dall’ambiente dello spettacolo, in quanto figli d’arte, vedi Alessandro Borghese (che, tra l’altro, subisce lo scherno dei cuochi, invidiosi, che non lo ritengono un collega).

Insomma, è fatica sprecata, lamentarsi della deriva negativa conseguente alla spettacolarizzazione della cucina in TV, perché tanto il fenomeno si esaurirà da solo, naturalmente, quando, chi produce programmi, si accorgerà che non tira più e volgerà la propria attenzione altrove.

E noi? Come possiamo fare per non rimanere col cerino in mano? Soprattutto perché i nostri cuochi, oltre ai tre, quattro che ce l’hanno fatta, non si rovinino fegato e vita per rincorrere l’effimera fama del piccolo schermo? Credo si possa suggerire semplicemente di smetterla di penare per aspirare ad un posto al sole, di concentrarsi sulla propria professionalità, quella costruita giorno per giorno, quella che i clienti riconoscono e premiano. Il tempo della cucina in TV non finirà di certo, ma ritornerà ad esser marginale, privilegiando solo i volti spendibili che non si possono nemmeno più annoverare tra i “cuochi”, ma tra gli uomini di spettacolo. Andiamo a cucinare… (cit. Rovazzi)

Aldo Palaoro