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Ritorna Expo, Regione Lombardia ed il turismo da sagra

Wonderful Expo

Quel “ritorna Expo” è l’incipit più usato in questi giorni su molte testate e svela molte cose di come è stata vissuta l’esposizione universale del 2015 e cosa di essa, i vertici della Regione Lombardia, hanno capito.

Non solo, dice molto di come la Giunta lombarda, che in fondo è guidata da un musicista da sagra di paese, consideri i suoi abitanti, in particolare quelli che vivono al di fuori dell’accampamento chiamato “Mediolanun”, un popolo incolto da gestire con “panem et circenses”.

Già, perché pare proprio che la politica turistica lombarda si poggi su questi due pilastri, da una parte con la scelta discutibile di organizzare, tra i resti di Expo, una sagra lunga una stagione intera, dall’altra riesumando quell’esempio di disorganizzazione e…no, lascio alla magistratura eventuali giudizi dal rilievo penale, che fu Explora, che si distinse per la totale inutilità della sua azione di promozione, nonostante i milioni dei cittadini spesi nel frattempo.

Unendo le due cose, vien da pensare che forse è proprio questa la strategia di promozione della Regione Lombardia, organizzare sagre, sagre, sagre, in modo che i cittadini si sfoghino, anzi si strafoghino e non pensino, ad esempio, che, nella regione più efficiente d’Italia, per prenotare una visita medica o un esame, con servizio sanitario nazionale, ci vogliano mesi, mentre, “a libera professione”, la puoi fare il giorno stesso. Ecco Explora, con il nuovo nome Explora Tourism e nuovi soldi (leggo di 3 milioni per 19 fortunati dipendenti) sarà forse questo, un’arma di distrazione di massa, elevando il “mondo del fuff” a categoria del pensiero, e poco importa se al di là dei confini nazionali gli stranieri continuino a non sapere cosa succede qui, quali bellezze paesaggistiche ed architettoniche abbiamo, quale biodiversità esprimiamo nelle sfaccettate tavole di ogni singolo comune.

L’importante è far pensare ad altro, immaginare che la soluzione sia affidarsi a chi riempirà di vuoti contenuti (l’ossimoro, se ve lo state chiedendo, è voluto), i nuovi strumenti di comunicazione, i social.

Ecco cosa hanno capito in Regione Lombardia di Expo, che era una grande sagra del cibo e del divertimento, che i contenuti non erano importanti, importante era mangiare e bere qualsiasi cosa, magari tralasciando le più esotiche perché alle fauci padane non vanno giù, concentrandosi solo sulle salamelle, e poco importa se i ristoranti di Milano e dintorni trascorreranno un’altra estate ad aspettar clienti che non ci sono. D’altronde ci ricordiamo tutti l’Assessore che invitava i bambini ad entrare in Expo per andare a cibarsi al fast food. Lì siamo rimasti “Panem et Circenses”.

Aldo Palaoro

pubblicato su Sala & Cucina in data 15 aprile 2016